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giovedì 24 febbraio 2011

Al Arabia Scrive Su Twitter 10mila Morti In Libia

Situazione sempre più drammatica in Libia, gli stranieri fuggono per tornare in patria, Gheddafi arruola civili per sedare le rivolte e Al Arabiya scrive su Twitter che i morti sono almeno 10.000.
Ieri sera Gheddafi apparso in tv, aveva detto "resisterò fino alla morte" e stamattina Franco Frattini parla di guerra civile in Libia, anche se il governo controlla ancora Tripoli, ha ormai perso la Cirenaica.
Fin’ora l’Italia aveva taciuto sulle repressioni in Libia, ma come ha detto Franco Frattini: "c'é un limite e di fronte a quello che sta accadendo, non possiamo non levare la nostra voce” per questo "orribile spargimento di sangue" e attacca il leader libico Gheddafi.


Anche Silvio Berlusconi interviene agli Stati generali di Roma, facendo sapere che è rimasto tutta la notte in contatto con i vari leader europei e americani, per fare il punto della situazione in Libia e nel resto dell’Africa: “Quello che é importante è che non ci siano violenze ma dobbiamo anche essere attenti a quello che accadrà dopo quando saranno cambiati questi regimi con cui noi trattiamo e che sono per noi importanti per la fornitura di energia"...CONTINUA

lunedì 21 febbraio 2011

LIBIA RIVOLTA E FIAMME, DOV’È GHEDDAFI?

In Libia è quasi guerra civile, a Tripoli in fiamme la sede del governo, ma anche la sede della tv di Stato, le stazioni di polizia e molti edifici pubblici.
Gheddafi è già scappato?
Secondo la tv al Jazeera il colonnello si trova già in Venezuela, ma il figlio di Gheddafi smentisce la notizia in tv: "E' rimasto in Libia; non è come Ben Ali o Mubarak, l'esercito è con lui".
I manifestanti approfittando dell’assenza della polizia e sicurezza libica, come sostiene il giornalista Nazar Ahmed, hanno assaltato la sede del governo, la tv di Stato e molti edifici pubblici, soprattutto nella zona di al-Azizia e nella piazza 'al-Shuhada' della capitale, facendo razzia di ogni edificio e appiccando incendi.
Ormai la Libia rischia la guerra civile, pertanto è intervenuto in nottata il figlio del colonnello Gheddafi, per lanciare un messaggio a tutto il popolo libico: ''Siamo a un bivio la guerra civile tra le tribù con decine di migliaia di morti, oppure l'avvio di un dialogo nazionale già da domani, in 48 ore"...CONTINUA

domenica 20 febbraio 2011

LIBIA IN RIVOLTA: SONO ALMENO 250 LE VITTIME DEGLI SCONTRI

Si fa eccessivo lo scempio umano che si sta consumando il Libia sotto la direzione del Leader Gheddafi che, come fecero i suoi pari grado di Tunisi ed Egitto, non accetta il nascere di manifestazioni spontanee della popolazione che si ribella al regime che la opprime.
Sembra salito a 250 il numero dei morti e a oltre 700 quello dei feriti, questo il macabro bilancio degli scontri che si sono succeduti ieri pomeriggio a Bengasi, capoluogo della Cirenaica tradizionalmente contraria al regime di Gheddafi, tra manifestanti e le forze della sicurezza libica.


Sono numeri presunti, senza conferma a causa dell'assenza di giornalisti e dell'interruzione del servizio internet nel paese.
Le uniche fonti certe sono quelle dell’ospedale di Al-Jala di Bengasi dal quale arriva la notizia che il numero dei morti è così alto da non poterli più contenere all’interno della camera mortuaria...CONTINUA

SCONTRI IN LIBIA 84 MORTI, AL JAZEERA E INTERNET OSCURATI

La situazione in Libia è sempre più grave, gli scontri continuano e sono sempre più cruenti e le forze dell’ordine attaccano i manifestanti con violenza, ad oggi il numero delle vittime è salito a 84.
Human Rights Watch che vigila sulla situazione libica, sostiene che i militari libici sparano contro i manifestanti uccidendoli, solo perché chiedono a viva voce un cambiamento, nonostante l’organizzazione umanitaria abbia chiesto espressamente a Tripoli, di respingere i manifestanti in maniera pacifica.


Human Rights Watch si è rivolta ai medici degli ospedali e a testimoni per avere informazione sul numero dei morti e feriti e come ha riferito al jazeera, attualmente risultano uccisi dalle forze dell’ordine 70 civili solo a Bengasi, non solo è anche stato vietato alle ambulanze di recarsi nelle zone dove si svolgono le violente manifestazioni...CONTINUA